- 故宫 (gù gōng) — La Città Proibita, la città proibita
Parole che contengono 紫:
紫 (zǐ) 紫禁城 (Zǐ jìn chéng) 紫色 (zǐ sè)| Pronuncia (pinyin) | Zǐ jìn chéng |
|---|---|
| Cinese tradizionale | 紫禁城 (uguale al semplificato) |
| Livello HSK | HSK-3 |
| Genere | sostantivo |
| Categoria | culturastoriatradizioneturismo |
Nessuna frase d'esempio disponibile per questo termine.
La Città Proibita, 紫禁城 (Zǐjìnchéng), è il grande complesso palaziale imperiale situato nel centro storico di Pechino (北京, Běijīng). Fu il principale centro rituale e politico degli imperatori delle dinastie Ming (明朝, Míngcháo) e Qing (清朝, Qīngcháo) per quasi cinque secoli. Oggi ospita il Museo del Palazzo, 故宫博物院 (Gùgōng Bówùyuàn), ed è uno dei più vasti e meglio conservati complessi di architettura palaziale lignea della tradizione cinese.
1. Costruzione e trasferimento della capitale
La costruzione iniziò nel 1406 per volontà dell’imperatore Yongle (永乐帝, Yǒnglè Dì), il cui nome personale era Zhu Di (朱棣, Zhū Dì), terzo imperatore Ming. Il complesso fu sostanzialmente completato nel 1420 e la corte vi si insediò ufficialmente l’anno successivo. Yongle consolidò così il trasferimento della capitale da Nanchino (南京, Nánjīng) a Pechino (北京, Běijīng). La Città Proibita divenne la residenza di 24 imperatori: 14 della dinastia Ming e 10 della dinastia Qing. Rimase sede della corte imperiale fino alla caduta della monarchia nel 1911–1912, anche se l’ultimo imperatore continuò a risiedere nella parte interna fino al 1924.
2. Significato del nome
Il nome 紫禁城 (Zǐjìnchéng) unisce tre elementi:
- 紫 (zǐ) — «porpora». Richiama 紫微垣 (Zǐwēiyuán), il recinto celeste associato alla Stella Polare e alla dimora simbolica del Sovrano Celeste.
- 禁 (jìn) — «proibito; riservato». L’accesso al palazzo era regolato rigidamente e dipendeva dal rango, dalla funzione e dall’autorizzazione.
- 城 (chéng) — «città fortificata; cinta muraria».
3. Dimensioni e organizzazione dello spazio Il recinto della Città Proibita occupa circa 72 ettari. È circondato da una cinta muraria alta circa 10 metri e da un fossato largo circa 52 metri. Le quattro porte principali sono:
- 午门 (Wǔmén) — Porta Meridiana, a sud, ingresso cerimoniale principale;
- 神武门 (Shénwǔmén) — Porta della Prodezza Divina, a nord;
- 东华门 (Dōnghuámén) — Porta Orientale della Gloria;
- 西华门 (Xīhuámén) — Porta Occidentale della Gloria.
4. Corte Esterna e Corte Interna La distinzione fondamentale non coincide esattamente con «parte meridionale» e «parte settentrionale», ma con due grandi settori funzionali:
| Settore | Nome cinese | Funzione |
| Corte Esterna | 外朝 (Wàicháo) | cerimonie di Stato, udienze e rappresentazione pubblica dell’autorità imperiale |
| Corte Interna | 内廷 (Nèitíng) | residenza e vita quotidiana dell’imperatore, dell’imperatrice e della corte interna |
5. Edifici principali della Corte Esterna
- Padiglione della Suprema Armonia — 太和殿 (Tàihédiàn): il più imponente dei tre grandi padiglioni centrali; era destinato alle cerimonie solenni, come incoronazioni, matrimoni imperiali e celebrazioni ufficiali.
- Padiglione dell’Armonia Centrale — 中和殿 (Zhōnghédiàn): spazio più raccolto in cui l’imperatore si preparava alle cerimonie e riceveva alcune udienze rituali.
- Padiglione della Preservazione dell’Armonia — 保和殿 (Bǎohédiàn): utilizzato per banchetti, cerimonie e, in epoca Qing, per la fase finale degli esami imperiali di palazzo.
- Palazzo della Purezza Celeste — 乾清宫 (Qiánqīnggōng): fu per lungo tempo la principale residenza dell’imperatore; in epoca Qing alcune funzioni residenziali si spostarono in altri settori.
- Padiglione dell’Unione e della Pace — 交泰殿 (Jiāotàidiàn): edificio centrale associato all’equilibrio tra Cielo e Terra e alla custodia dei sigilli imperiali.
- Palazzo della Tranquillità Terrena — 坤宁宫 (Kūnnínggōng): tradizionalmente legato all’imperatrice; durante i Qing ebbe anche funzioni rituali mancesi e matrimoniali.
- Giardino Imperiale — 御花园 (Yùhuāyuán): giardino situato a nord della Corte Interna, destinato al riposo e alle attività rituali della famiglia imperiale.
La popolazione del palazzo variò notevolmente nel tempo. Vi risiedevano o lavoravano membri della famiglia imperiale, consorti, funzionari, guardie, servitori, artigiani ed eunuchi, 太监 (tàijiàn). Non esiste un’unica cifra stabile e documentalmente valida, perciò l’affermazione secondo cui il complesso ospitasse sempre circa 10.000 persone è troppo categorica. Gli eunuchi ebbero un ruolo importante nella gestione quotidiana e nell’accesso alla persona dell’imperatore, ma il loro potere mutò tra dinastie e regni. Durante alcuni periodi Ming raggiunsero grande influenza politica; i Qing tentarono invece di limitarne formalmente l’autorità. Nel 1644 le forze Qing entrarono a Pechino (北京, Běijīng) e la nuova dinastia installò la propria corte nella Città Proibita. L’ultimo imperatore dei Qing, Puyi (溥仪, Pǔyí), abdicò nel 1912, ma rimase nella Corte Interna fino alla sua espulsione nel 1924.
8. Dal palazzo al Museo del Palazzo
Il Museo del Palazzo, 故宫博物院 (Gùgōng Bówùyuàn), fu ufficialmente istituito il 10 ottobre 1925. Le sue collezioni derivano in larga parte dal patrimonio delle corti Ming e Qing e comprendono pittura, calligrafia, bronzi, ceramiche, giade, oggetti rituali, arredi, tessuti e documenti. Il museo dichiara oggi una raccolta di oltre 1,8 milioni di oggetti. Il dato riguarda l’intera collezione registrata, non soltanto i manufatti esposti contemporaneamente. Nel 1987 il palazzo imperiale di Pechino fu iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Nel 2004 il sito fu ampliato includendo il palazzo imperiale Qing di Shenyang (沈阳, Shěnyáng); la denominazione UNESCO attuale è «Palazzi imperiali delle dinastie Ming e Qing a Pechino e Shenyang». 9. Colori, tetti e simboli di rango
- Rosso e giallo: le pareti rosse e le tegole smaltate gialle dominano molti edifici principali. Il giallo era strettamente associato all’autorità imperiale, ma non tutti i tetti del complesso sono gialli.
- Animali di colmo: le file di figurine poste sui tetti, 脊兽 (jǐshòu), segnalavano rango e funzione dell’edificio. Il numero e la composizione variavano secondo l’importanza architettonica.
- Numero nove: il nove compare frequentemente nell’iconografia e nella numerologia imperiale perché associato al massimo numero yang. La leggenda delle 9.999 stanze riprende questa simbologia, ma non rappresenta un censimento reale degli ambienti.
- Draghi: il drago, 龙 (lóng), era uno dei principali simboli dell’imperatore e compare nelle decorazioni architettoniche, negli arredi e negli oggetti rituali.
| Voce | Dato |
| Nome cinese | 紫禁城 (Zǐjìnchéng); oggi anche 故宫 (Gùgōng) |
| Luogo | Pechino (北京, Běijīng) |
| Costruzione principale | 1406–1420 |
| Dinastie | Ming (明朝, Míngcháo) e Qing (清朝, Qīngcháo) |
| Imperatori residenti | 24 |
| Superficie | circa 72 ettari |
| Museo | 故宫博物院 (Gùgōng Bówùyuàn), fondato nel 1925 |
| Patrimonio mondiale | 1987; sito esteso a Shenyang nel 2004 |
- La Città Proibita fu il centro della monarchia Ming e Qing per quasi cinque secoli.
- Il nome 紫禁城 (Zǐjìnchéng) combina simbolismo astronomico, accesso riservato e forma fortificata.
- L’organizzazione in 外朝 (Wàicháo) e 内廷 (Nèitíng) riflette la distinzione tra funzione pubblica e vita della corte.
- Dati come 9.999 stanze, un milione di operai o una popolazione stabile di 10.000 residenti devono essere presentati come tradizioni o stime, non come fatti certi.
- Oggi il complesso è sede del 故宫博物院 (Gùgōng Bówùyuàn), con una collezione di oltre 1,8 milioni di oggetti.