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Parole che contengono 圆:
圆 (yuán) 圆形 (yuán xíng) 圆明园 (yuán míng yuán) 圆满 (yuán mǎn) 圆珠笔 (yuán zhū bǐ)| Pronuncia (pinyin) | yuán míng yuán |
|---|---|
| Cinese tradizionale | 圓明園 |
| Livello HSK | HSK-1HSK-2HSK-3HSK-4HSK-5HSK-6 |
| Genere | sostantivo |
| Categoria | storiatradizioneturismo |
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Prima della sua distruzione, avvenuta nel 1860, lo Yuánmíng Yuán era un complesso di giardini imperiali senza pari al mondo. Spesso chiamato in Occidente il "Versailles cinese", in realtà superava Versailles per estensione e complessità.
Situato a nord-ovest di Pechino, vicino all'attuale Università di Tsinghua, si estende su una superficie di oltre 350 ettari, pari a circa 5 volte la Città del Vaticano. L’inizio della sua costruzione risale alla fine del XVII secolo, principalmente sotto gli imperatori Kangxi, Yongzheng e Qianlong, 乾隆帝 - Qián Lóng dì ( 1735–1796), della dinastia Qing, 清朝, qīng cháo, e si è sviluppata in quasi 150 anni seguendo il concetto non di un singolo palazzo imperiale bensì l’idea di realizzare un "giardino dei giardini", un museo universale all'aria aperta che riuniva sintesi costruttive e artistiche, richiamando appunto l'arte classica dei giardini cinesi (laghi, colline, padiglioni, percorsi filosofici).
I palazzi e i padiglioni sono in stile europeo barocco, progettati dai missionari gesuiti tra i quali Giuseppe Castiglione,郎世宁, láng Shì níng, e Michel Benoist. La sezione, Xiyanglou, 西洋楼, includeva fontane, labirinti e facciate in marmo. Inoltre, ospitava una collezione inestimabile di tesori d'arte, libri rari, oggetti preziosi accumulati dalla corte imperiale durante i secoli di regno e nel perido della dinastia Qing ne rappresentava l’apice del potere, della ricchezza e del gusto artistico simbolo della grandiosità della civiltà cinese.
La storia dello Yuánmíng Yuán è segnata da una distruzione deliberata e sistematica ed è tuttora considerata una ferita aperta nella coscienza nazionale cinese, avvenuta nel contesto della seconda Guerra dell'Oppio, 两次鸦片战争 - liǎng cì yā piàn zhàn zhēng, (1856-1860) ad opera delle truppe anglo-francesi che invasero Pechino penetrando nel giardino imperiale il 6 e-7 ottobre dell’anno 1860, saccheggiandolo per giorni ed infine, per ordine di Lord Elgin, l'alto commissario britannico alla testa delle truppe coloniali, per vendetta e per dare una "lezione" all'imperatore, l’intero complesso fu dato alle fiamme che duro per circa 3 giorni distruggendo la quasi totalità degli edifici cinesi reallizzate in strutture di legno. Le rovine in pietra delle Xiyanglou sopravvissero parzialmente, ma saccheggiate e mutilate.
Nel 1900, durante la Rivolta dei Boxer, le truppe delle otto potenze alleate, tra le quali l’Italia, saccheggiarono nuovamente ciò che ne rimaneva.
Ad oggi, il sito è un parco pubblico storico,圆明园 遗址 公园. dove sono installate vaste aree verdi con laghi, sentieri e suggestivi ponti dove i pechinesi e i turisti vanno a fare picnic, a passeggiare e a fare gite in barca.
le iconiche rovine in pietra, 西洋楼遗址, sono i resti delle costruzioni barocche europee ricche di facciate, basamenti di fontane, e unl labirinto. L colonne spezzate e gli archi di marmo, avvolti dall'erba, sono diventate l'immagine simbolo della distruzione e sono perciò preservate come rovine, non ricostruite, a perenne ricordo e monito che assume un potente significato simbolico di memoria politica con moltreplici significati tutti legati al secolo delle umiliazioni (1840-1949) e dell’umiliazione nazionale, 国耻, guó chǐ.